GIORNALE DI PUGLIA: Cultura e Spettacoli


di LIVALCA – Nei primi anni ’70 ho accompagnato Oronzo Marangelli, Giovanni Modesti e Aurelio Papandrea presso un Istituto di Putignano (?) per un incontro, forse organizzato da un giornale locale o dall’Ordine Giornalisti, che riguardava i giovani e la carta stampata. Il mio compito era di semplice autista, dal momento che nessuno dei compagni di viaggio era munito di patente, ma entrai con il gruppo. Ad un certo punto Papandrea – con predisposizione naturale al comando – mi chiese di spiegare ad un gruppo di ragazzi il senso etimologico della parola ‘giornale’. Io chiaramente precisai che indicava il termine giornaliero della frequenza di uscita, ma una voce candida scandì: «Perché noi chiamiamo giornale anche uno foglio che esce ogni settimana?». Io, che avevo pubblicato da poco un articolo su ‘Il Meridionale’ in cui avevo ricostruito una piccola storia del fenomeno giornalistico, me la cavai dicendo che tutti quelli che pubblicavano notizie e davano informazione e, quindi, mettevano al corrente più persone di fatti che altrimenti sarebbero stati accessibili ad una singola persona, potevano fregiarsi del termine. La stessa voce, per me non più candida, affondò: «Perché si chiamano ‘gazzette’?».

Fu a quel punto che Oronzo Marangelli, la cui sensibilità era pari alla generosità con cui metteva a disposizione del prossimo il suo sapere, confezionò con ironia una ‘favola’ vera e raccontò, con particolari, frutto di pura intelligenza che sarebbe irriverente oggi considerare fantasia, come una moneta veneziana diede vita ad un sinonimo di giornale, ancor oggi in auge (Il primo giornale stampato a Venezia – verso la metà del XVII secolo – si chiamava «Gazzetta veneta» e prendeva il nome dal costo della copia che era di ‘1 Gazzetta’: moneta di due soldi). Le informazioni del direttore Marangelli furono esaurienti e mi permisero di raccontare con calma che i primi a stampare giornali furono i Tedeschi, seguiti da Svizzeri, Inglesi e Francesi; in Italia probabilmente Genova e Firenze anticiparono Roma, Torino, Venezia e Bologna. Mi venne l’infelice idea di precisare che quei giornali stampavano massimo 200 copie, con la sola eccezione di quello di Francoforte che a volte arrivava a 1500. Marangelli a questo punto – quando era ispirato aveva di queste battute – infilò una freddura che, bisogna ammetterlo, era solo per gli addetti ai lavori: «Io che sono ‘franco e forte’ posso dirvi che la mia testata stampa 1500 copie» …che non fu gradita dagli altri due direttori di giornali (Modesti dirigeva ‘La città nuova’, Papandrea ‘Il Galletto’, Marangelli ‘La voce pugliese’ in seguito ‘La voce del Mezzogiorno’). Per tanti motivi, compreso quelli pubblicitari, di solito gli unici a sapere la vera tiratura erano le tipografie che stampavano i giornali e, quindi, faceva testo la fattura emessa. Dal momento poi che alcuni presenti, forse erano anche pubblicisti che collaboravano con giornali locali all’epoca molto attivi, chiesero la tiratura agli altri due direttori presenti… ci fu ‘confusione’.

In macchina l’atmosfera fu civile ma agitata e Giovanni Modesti riteneva che fosse stata violata una riservatezza privata – la privacy attuale – che, anche se personale, danneggiava coloro che esercitavano lo stesso mestiere. Marangelli aveva parlato della sua testata, ma logica voleva che se uno stampasse 1500 copie, fosse difficile che il concorrente ne stampasse 10.000. Inutile puntualizzare che in quegli anni la legge del 1996, a tutela della riservatezza, era tutta da inventare e programmare, mentre quella del 25 maggio 2018 necessitava di un indovino. Michele Partipilo, capo redattore centrale della Gazzetta del Mezzogiorno, oltre ad essere un uomo, tranquillo, pacato, equilibrato e sereno, in questi ultimi lustri ha pubblicato con il «Centro di Documentazione Giornalistica» opere ‘ciclopiche’: i quattro volumi «Studiare da giornalista», «Digitalizzazione e informazione», «La deontologia del giornalista», «Sempre online. Le regole dell’informazione tra vecchi e nuovi media» e tanti altri che non ricordo al momento, ma tutti utili ‘ferri del mestiere’. Il termine deontologia (lògos, parola, discorso, dèon, dovere, ciò che si deve fare) ha radici filosofiche e si deve a Bentham Jeremy, personaggio riverito e detestato allo stesso tempo, che coniò e spiegò in un’opera postuma il suo utilitarismo etico. Io consiglierei a tutti di leggere un libro del 2000 a cura di Domenico di Iasio «Alètheia ovvero la verità e l’altro» (Levante Bari), in cui gli autori dei vari saggi si chiedevano se fosse ancora attuale il tema della verità, dal momento che era in atto una mercificazione del sapere, un mercanteggiamento dell’informazione e un ridimensionamento di quella verità insostituibile: ‘Il diritto di avere diritti’, del rimpianto giurista Rodotà. Probabilmente Raffaele Lorusso, il segretario nazionale della Federazione della Stampa, mai avrebbe potuto lontanamente supporre che, sotto il suo mandato, fosse da difendere la categoria dall’attacco di un Ministro della Repubblica: per la serie oggi chiunque può farci vedere le stelle o magari confondere il tunnel carpale con quello del Brennero.

A Maurizio Marangelli posso dire che il padre aveva un alto concetto della famiglia (della Sua famiglia facevano parte le testate che aveva ideato e fondato!) e dell’educazione ricevuta e spesso ripeteva ‘u figghie de la gatte freche e gratte’ (grazie Pasquale Locaputo): quelli che hanno vissuto il ’68 possono testimoniare, senza tema di essere smentiti, che molto è stato fatto nell’interesse di tutti, ma anche tanto è stato sbagliato, non intenzionalmente, con danno per tanti. Pensare oggi Oronzo Marangelli alle prese con uno smartphone significherebbe dargli un grosso dolore: lui amava la carta, l’inchiostro e quando la piegatrice rovinava un foglio di giornale, del Suo giornale, il dolore era così grande che cercava di recuperarlo e farlo rivivere: per conferma chiedere ad un signore anta di nome Enzo, nuovo ‘Magistà’ della cittadina che ha visto «Vescovi, Badesse e Conti a difesa del proprio potere». Ben vengano tutti i seminari dotti e interessanti, in cui si analizza il conflitto fra informazione e privacy, ma non dobbiamo mai dimenticare che un uomo deve guardare i suoi simili negli occhi affinché venga fuori sul viso o nello sguardo quello che un certo Ovidio affermava tranquillamente tempo fa: «Sia veritiera ogni tua manifestazione, ma se non può essere tale, procura che sia almeno verosimile». In sostanza la menzogna sia sulla carta stampata, sia online o su altra diavoleria va sempre combattuta: la privacy è altra cosa.

Oronzo Marangelli, liberale giornalista di ‘strada’ nella percezione più nobile del termine, era sempre al servizio della sua terra e della sua gente e nel luglio 1973, in occasione dell’inaugurazione del complesso del Pertusillo da parte dell’EAAP, titolava sul suo indipendente settimanale: «Entro l’anno potrà essere raddoppiata la disponibilità idrica della Puglia, ma arriveranno i finanziamenti?».

«Se la Storia insegnasse qualcosa, non ci sarebbe più storia» è la frase famosa di un altro liberale, noi ci limitiamo a constatare che oggi un cronista che deve riportare le ‘mirabolanti’, a volte, affermazioni della classe politica non commette ‘peccato’ avanzando un piccolo dubbio, che non significa ‘ostracismo’ ma semplice saggezza professionale. Oronzo Marangelli, pur essendo in buoni rapporti con la classe dirigente dell’epoca, si limitava a far presente: «…arriveranno i finanziamenti?».



Continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *