«Civita rinascerà. Allerta? Al sistema manca l’ultimo miglio» – VIDEO


A “In Primo Piano” parla Pappaterra, presidente del Parco del Pollino. Il ricordo della tragedia. Le perplessità sulla filiera dell’emergenza. E i progetti per il futuro

Negli occhi di tanti calabresi scorrono ancora le immagini delle tragedie del Raganello e di San Pietro Lametino. Dodici morti e un disperso in poco più di un mese per segnalare, qualora ve ne fosse bisogno, la fragilità di un territorio in cui la speculazione edilizia ha vinto sulla sicurezza dei cittadini.
Domenico Pappaterra (foto in alto), presidente del Parco del Pollino, è ospite di “In Primo Piano”, l’approfondimento che andrà in onda su L’altroCorriere Tv oggi alle 14 (e in replica martedì alle 20 e mercoledì alle 11,30). «Il ricordo del 20 agosto – dice – è atroce, drammatico. La ferita è ancora aperta, soprattutto per chi ha lavorato in questi anni per fare di Civita un fiore all’occhiello, il simbolo che anche al Sud si può contrastare lo spopolamento puntando sul connubio tra investimenti pubblici e impegno privato».
Civita è destinata a essere un simbolo. Anche di ciò che non funziona nella filiera dell’emergenza. L’inchiesta della Procura di Castrovillari punta ad accertare eventuali inadempienze nella tutela della sicurezza nell’area. La magistratura si concentrerà su una catena di responsabilità alla quale, dice Pappaterra citando il capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli,«manca l’ultimo miglio. Abbiamo visto che le tragedie di Civita e Lamezia Terme sono diventate paradigmatiche della questione degli allertamenti meteo. Ormai i sindaci emanano ordinanze di chiusura o di interdizione di strade o scuole perché già con un’allerta gialla sono obbligati, dal loro punto di vista».

(L’intervista integrale di Domenico Pappaterra a “In Primo Piano”)

«Trovo assolutamente ingiusto pensare – continua il presidente del Parco – pensare che gli amministratori facciano da capri espiatori. Oggi i sindaci sono preoccupati: hanno responsabilità su Protezione civile, Piani di bacino, dissesto idrogeologico. Nell’ultimo miglio il sistema non funziona: la genericità degli allerta è fuorviante, nel caso del 20 agosto occorreva un segnale che desse una maggiore puntualità rispetto a quello che è accaduto. Sarà l’inchiesta a ricostruire i fatti dopo le ispezioni che sono in corso ancora adesso nelle gole».
Il problema vero, per Pappaterra, è che gli amministratori locali sono senza mezzi: «Il Comune di Civita, che purtroppo è diventato l’emblema di questa situazione, ha solo un operaio, ha solo un vigile urbano. Ecco, questa è la condizione dei Comuni. È ottimo che sia venuta la presidente del Senato, ma se i Comuni non vengono messi nelle condizioni di operare è tutto inutile». Lo Stato «ha la grande colpa di aver depotenziato gli enti intermedi e oggi tutto è abbandonato. E le prime risorse a essere tagliate sono quelle che riguardano il decoro urbano e la viabilità».
Gli effetti si sentono anche nel Pollino dove, «dopo i tagli e l’eliminazione delle Comunità montane, il Parco è inteso come un ente di supporto ai Comuni, ai cui progetti destiniamo una parte importante del nostro bilancio».
È (anche) dalla collaborazione che bisogna «far ripartire Civita, perché non rimanga identificata come luogo di tragedia. La ferita è ancora troppo aperta, ma per il futuro dovremo riposizionare una nuova offerta di quel territorio. Per fine mese ho convocato una conferenza dei servizi istruttoria di tutti i soggetti sul tema della regolamentazione degli sport estremi. Chiameremo tutti, anche la Regione che per la sicurezza degli alvei è fondamentale. Il percorso non riguarda solo il Raganello, nel Pollino c’è l’Argentino e il Lao dove si fanno attività di rafting che richiamano 30mila persone all’anno». Ripartire: è una delle parole ricorrenti nei discorsi di Pappaterra. Ed è l’unica prospettiva possibile perché un simbolo come Civita non si perda.



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