“Soffocati, arriva all’estremo”: il gioco che ha ucciso Igor


18 luglio 1975: il cappio attorno al collo, stretto millimetro dopo millimetro per togliere il respiro, alterare i sensi e acuire sensazioni estreme, uccide Vaughn Bodé. Uno dei massimi geni del fumetto e dell’illustrazione, figlio della controcultura hippy. 3 giugno 2009: viene trovato senza vita, nella sua stanza d’albergo, l’attore David Carradine, proprio il Bill di Kill Bill, diretto da Tarantino, che aveva appena rilanciato la sua carriera. Auto-strangolamento, per probabile rituale erotico. 6 settembre 2018: il 14enne lombardo Igor Maj, rocciatore giovanissimo e atletico, si soffoca con una corda da arrampicata nella cameretta di casa sua. Nel suo pc e sullo smartphone gli inquirenti trovano tracce di video sulle “cinque sfide più pericolose per sballarsi senza droga”. Il gioco del blackout, o sfida dell’autosoffocamento, è una di queste. E sia i genitori sia la Procura di Milano, che indaga sul caso, scoprono che molto più della bufala del gioco omicida Momo (con l’immagine spaventosa che compare su Whatsapp a spingere a fare cose estreme, altrimenti sarai punito) il pericolo viene da una pratica niente affatto nuova. Ma che è risorta a nuova vita presso i giovanissimi per via dei social network.

Il precedente, un altro 14enne

La Procura lavora sull’ipotesi di istigazione al suicidio e riparte da due precedenti di blackout o autosoffocamento: a febbraio muore un ragazzino di 14 anni, stessa età di Igor Maj, trovato con un cavo stretto al proprio collo. Poi tocca da un altro teenager, salvato in extremis. Internet è pieno di video in cui ci si mostra in pose divertite alle prese con attività molto pericolose: dallo sporgersi senza alcuna protezione da luoghi altissimi, al selfarsi da grattacieli o in equilibrio precario su ponti e tralicci. Dall’ascoltare musica in cuffia a volume altissimo per produrre una sorta di straniamento sensoriale (distruggendosi nel mentre gli organi auditivi) al mettersi buste in testa per levarsi il respiro, fino a quando un assistente non arriva a liberarti in extremis. Centinaia di migliaia di click, come succede sempre nei video di intrattenimento basati su cose divertenti, bizzarre, disgustose o estreme che attirano il grande pubblico dei social network. Gli inquirenti stanno cercando di capire se ci possa essere in qualche modo un mandante, un iniziatore, di questi gesti estremi (e nel mare magno di Internet l’impresa appare titanica) e di spingere i principali browser di navigazione e provider (come Google, proprietario tra l’altro di Youtube) a togliere dai loro risultati di ricerca i video che spingono i ragazzini a gesti estremi.

“E’ stato ingannato”

Non hanno dubbi i genitori di Igor Maj, il 14enne morto di autosoffocamento il 6 settembre scorso. La vita di Igor è stata spenta dalla curiosità per un “inganno online”, un video che attira, incuriosisce, spinge a sfidare se stessi fino all’estremo. Quel giovedì era una giornata come tante: vacanze agli sgoccioli per i ragazzi, genitori che vanno al lavoro, due figli tra cui Igor che fanno colazione. Poi a mezzogiorno, il ragazzo scrive al padre su Whatsapp di controllargli gli orari dei mezzi dato che ha intenzione di andare ad allenarsi all’arrampicata su parete rocciosa. Passa poco più di mezz’ora, poi la donna delle pulizie trova Igor Maj con la corda da rocciatore stretta in modo mortale attorno al collo. Esclusa, per ora, l’ipotesi di suicidio. Senz’altro la escludono i genitori, che ricordano un figlio “affettuoso, sereno, forte come un leone” e che per quanto ricordano non stava troppo tempo al computer ed era molto preso dallo sport. Fino a quella mezz’ora di blackout fatale. 

Igor Maj in azione in parete

 



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